Autori, Recensioni

La Sposa Giovane

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Autore: Alessandro Baricco

Anno: 2015

Casa editrice: Feltrinelli

Siamo all’inizio del secolo scorso. La promessa sposa è giovane, arriva da lontano, e la famiglia la accoglie, quasi distrattamente, nella elegante residenza fuori città. Il figlio non c’è, è lontano, a curare gli affari della prospera azienda tessile. Manda doni ingombranti. E la sposa lo attende dentro le intatte e rituali abitudini della casa, soprattutto le ricche colazioni senza fine. C’è in queste ore diurne un’eccitazione, una gioia, un brio direttamente proporzionale all’ansia, allo spasimo delle ore notturne, che, così vuole la leggenda, sono quelle in cui, nel corso di più generazioni, uomini e donne della famiglia hanno continuato a morire. Il maggiordomo Modesto si aggira, esatto, a garantire i ritmi della comunità. Lo zio agisce e delibera dietro il velo di un sonno che non lo abbandona neppure durante le partite di tennis. Il padre, mite e fermo, scende in città tutti i giovedì. La figlia combatte contro l’incubo della notte. La madre vive nell’aura della sua bellezza mitologica. Tutto sembra convergere intorno all’attesa del figlio. E in quell’attesa tutti i personaggi cercano di salvarsi.


Con questa recensione faccio coming out: lo ammetto, io sono completamente, totalmente, follemente innamorata di Alessandro Baricco. E non sto qui a disquisire perché tanto so già che uno come lui, lo si odia o lo si ama.

E come ho appena detto, che piaccia o no, io sono una di quelle persone rimaste intrappolate nella rete di Oceano Mare e che da lì non si sono più salvate. Una di quelle che apre una pagina a caso di Castelli di Rabbia ed il mondo riacquista un verso. Una di quelle che Danny Boodman T. D. Lemon Novecento se lo portano dentro, a mo’ di amico immaginario, sempre lì pronto a dare la risposta giusta al momento giusto.
Inutile spiegare. Forse anche voi avete uno scrittore che sembra aver scritto di voi e per voi. Se così è, so che capirete.

Visti i fatti, capirete anche che non potevo lasciarmi sfuggire la sua ultima creatura, uscita in libreria appena lo scorso Marzo: La Sposa Giovane.
Siamo in un tempo indefinito fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. E siamo in un altrettanto luogo indefinito d’Italia. I protagonisti non hanno nomi, ma ruoli. La Madre, la Figlia, il Figlio, il Padre, lo Zio, e lei, la Sposa Giovane. Modesto, uno dei pochi a godere di un nome proprio, è l’ibrido, è il mediatore, è il punto di contatto fra gli “Innominati” (eppure protagonisti) e coloro che un nome ce l’hanno, ma di cui purtroppo non avremo mai nessuna memoria, dato che sono loro concessi istanti in cui comparire per poi non riapparire più. Della storia, che dire? È talmente particolare che nessuno, se non lui stesso, ve la può raccontare. Sono quelle storie che solo lui riesce a tenere su.
Letto in due giorni. Divorato.
Eppure.
Eppure scrivere questa “recensione” non è affatto facile. Vorrei tanto scrivere come fosse una lettera. E vorrei che fosse proprio lui a riceverla.
So che non si dovrebbe fare, che esula da tutte le regole grammaticali e da quelle del buon senso. Ma oggi, non ho proprio voglia di censurarmi. Perché nessuno riesce a farmi incazzare come Baricco sa fare. E la cosa ridicola è che, ovviamente, a lui non interessa niente di ciò che vorrei dire. E che per la precisione sto per dire.

Il problema è che, quando leggo i suoi libri, non sono io a leggerli veramente. È lui stesso a farlo per me. È sempre lì, questo scrittore amico-estraneo, con quella sua aria arrogante e gli occhi maledettamente ed estremamente buoni, ad imporre i suoi ritmi e le sue intonazioni. Le sue pause e le sue rincorse. E anche quando vorrei chiudere e lanciare il libro da qualche parte, lui è lì che continua a fissarmi e a dirmi che sono una folle se non mi lascio andare al flusso delle parole. Che solo così arriva la Poesia. Ciò, quel che è successo con questo libro qui. Sesso. Tanto, troppo sesso. E puoi raccontarlo come vuoi, ma sempre di troppo sesso stiamo parlando. E mi ero seccata terribilmente, tanto da pensare per la prima volta “sta volta finisce che lo odio davvero”. E invece, è sempre il solito. Il solito che se ne esce con quelle frasi lì, dopo un mare di parole asfissianti, che danno senso ad una storia intera. Ad una vita intera. E gli si perdona di tutto.
Perciò anche sta volta sono rimasta incollata alle pagine. Finendo per appiccicarmi addosso i personaggi e portarmeli appresso insieme a tutti gli altri. Cosa che sta diventando alquanto ingestibile ed ingombrante.
Eppure non posso far finta di nulla e starmene zitta a collezionare amabili pazzoidi, con e senza nome. Non posso ignorare il fatto che da Emmaus in poi, ho cercato invano il Baricco di Oceano Mare.
Come giudichereste voi un libro in cui, sotto agli occhi e senza accorgervene, cambia di continuo la voce narrante, costringendovi a pause, strizzate di occhi e a dubbi sulla vostra salute mentale?
Come giudichereste voi, uno che delle virgole, dei punti, delle andate a capo, dei respiri e delle pause se ne fa un gran baffo?!
Io lo giudicherei un pazzo da internare. O un fottutissimo genio.
Ed è esattamente ciò che quest’uomo mi costringe a fare. A oscillare fra la repulsione e l’amore devozionale.
La sua scrittura non è classificabile. A tratti inaccettabile. Tanto che, arrivato ad un certo punto, tu lettore, ti senti tradito e preso in giro. MA. Ed è proprio questo il “ma dei ma”, quello che scioglie ogni nodo o che lo complica ulteriormente: Lui è Baricco. Lui non ha categorie, Lui è una categoria. Perché quel modo di giocare con le parole, di creare svolazzi e silenzi e accordi e assoli e pezzi per orchestre intere solo lui lo sa fare. Solo lui sa come metterli insieme per poi creare un mondo di una bellezza micidiale. Perché solo lui è capace di raccontarti quella roba lì, in quel modo lì.

Eppure, questa volta non mi voglio schierare. Nè con te, né contro di te. Voglio essere la Svizzera. Perché a te, caro Alessandro, devo tanto, se non tutto. Perché uno può passare una vita intera a cercare il libro che parli della propria anima, senza magari mai trovarlo. E tu invece me ne hai scritti TRE. Per questo motivo non ti saprò mai nemmeno lontanamente criticare, anche se sta volta mi piacerebbe appartenere a coloro che nemmeno ti leggono e che, per partito preso, ti insultano.
Per queste ragioni, io oggi scelgo di darti un 3. Un tre che non rappresenta un voto, ma i libri che tu hai scritto per me.

3/5

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5 thoughts on “La Sposa Giovane”

  1. Ciao Sara! Grazie mille 🙂 Che dire….uno come Lui è unico, anche se come ho detto, da qualche anno a questa parte fatico a ritrovarmi fra le sue pagine. Non so se capita anche a te. Ad ogni modo, tutto fa parte della crescita e dell’evoluzione stilistica di uno scrittore. E lui di stile, ne ha da vendere.

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  2. E questo di certo non poteva mancare. Anche io ho scritto una recensione, ma é stato alquanto difficile. Il Baricco di un tempi non c’è più. È cambiato. È un’altra cosa. I suoi libri sono una continua evoluzione. Sempre quSlcosa di diverso. A volte non ci trovo dentro quello che cerco. E poi arriva quella frase che da’ un senso a tutto.
    Mannaggia a te Baricco.
    Luna

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    1. Baricco è multiforme. Quando apri un suo libro non sai mai dove ti ritroverai, ma se lo ami, hai una certezza: sarà unico e bellissimo. La sposa giovane, per me, non è stato il suo libro migliore, ma ammetto che questa prostituta baricchiana, vista accanto ad altre che la letteratura ci propone, non è in fondo poi così male. È poetica e quasi non vuoi chiamarla tale.
      Mannaggia a te Baricco, davvero!! 🙂

      Mi piace

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